“Festival della Vongola” – 05/06/07 luglio 2024

“Festival della Vongola” – 05/06/07 luglio 2024

Il CoGeVo Ancona organizza il “Festival della Vongola” con il patrocinio del Comune di Civitanova Marche.
L’evento che si terrà nei giorni 05/06/07 luglio 2024 presso il Varco sul mare (ex Ente fiera) nel Comune di Civitanova Marche (MC) è finalizzato a promuovere la pregiata risorsa vongola “Lupino” (Chamalea gallinapescata dalle imprese aderenti al CoGeVo Ancona nel Compartimento marittimo di Ancona.
Nella giornata del 05 luglio 2024, alle ore 18:00, si svolgerà un incontro con degli esperti del settore, i quali tratteranno molteplici aspetti dell’attività di pesca delle vongole e della valorizzazione del prodotto.
Gli esperti, inoltre, saranno a disposizione degli intervenuti per rispondere ad eventuali domande nel dibattito pubblico.

Si avvicina il 30 Giungo 2023 ed è prossima la scadenza della proroga concessa dalla Regione Marche alle vongolare sanbenedettesi

Si avvicina il 30 Giungo 2023 ed è prossima la scadenza della proroga concessa dalla Regione Marche alle vongolare sanbenedettesi

La pesca delle vongole avviene su base compartimentale in quanto ormai dagli anni ’90 il D.M.12 gennaio 1995, n°44 ha stabilito in maniera definitiva che le imprese di pesca possano esercitare l’attività esclusivamente nel compartimento di iscrizione, principio di fatto anche rimarcato dal’art.9 del D.M. 19 dicembre 2000.
Il Compartimento Marittimo di Ancona si estende dal fiume Cesano al fiume Chienti sino al limite delle acque territoriali italiane poste a 12 Mn dalla linea di costa.
Nel compartimento marittimo di Ancona sono autorizzate 74 imbarcazioni, tuttavia, da ormai diversi anni un importante tratto di questo compartimento è precluso alle imprese di pesca che avrebbero diritto di pescarvi.
Di contro 25 imbarcazioni iscritte nel compartimento di San Benedetto del Tronto sono state autorizzate dalla Regione Marche a sfruttare detto ambito del compartimento marittimo di Ancona.
La Regione Marche, infatti, pur riconoscendo l’obbligo di gestire la pesca delle vongole su base compartimentale, mediante l’emanazione del Regolamento Regionale del 19 ottobre 2009, n°6 ha di fatto posto in essere una deroga “transitoria” al D.M.12 gennaio 1995, n°44.
Tale deroga stabilisce che i confini dei compartimenti marittimi siano transitoriamente modificati come segue:

  • Area “A” coincidente con il Compartimento Marittimo di Pesaro, che si estende dal Gabicce ed il fiume Cesano, al cui interno operano esclusivamente le navi iscritte al compartimento di Pesaro;
  • Area “B” coincidente con la porzione del Compartimento di Ancona, che si estende dal fiume Cesano sino al punto posto a 1,1 Km a nord del punto mediano della diga foranea della foce del fiume Potenza, al cui interno sono relegate ad operare tutte le 74 imbarcazioni iscritte nel Compartimento di Ancona;
  • Area “C”, costituita dalla restante porzione del Compartimento marittimo di Ancona che va dal punto posto a 1,1 Km a nord del punto mediano della diga foranea della foce del fiume Potenza, sino al fiume Chienti, al cui interno operano in via esclusiva le 25 imbarcazioni iscritte nel Compartimento marittimo di San Benedetto del
  • Area “D”, coincidente con il Compartimento marittimo di San Benedetto del Tronto, che si estende dal fiume Chienti al fiume Tronto, al cui interno operano le restanti navi (56) iscritte nel Compartimento marittimo di San Benedetto del

La deroga, oltre a rappresentare un atto inconcepibile ed ingiustificato, ha carattere transitorio soggetto a periodico rinnovo.
La questione diviene paradossale se si considera che in questo periodo transitorio la Regione Marche avrebbe dovuto trovare una soluzione al numero di licenze di pesca del Compartimento di San Benedetto del Tronto considerato eccessivo, utilizzando anche strumenti quali la demolizione.
Purtroppo, però l’unico atto perpetrato dalla regione è il continuo rinnovo della deroga temporanea ad una condizione ritenuta illegittima dal Co.Ge.Vo. Ancona, poiché gli unici a pagare il prezzo delle politiche della regione sono i vongolari del Compatimento di Ancona e gli unici a beneficiarne sono quelli del Compatimento di San Benedetto.
Quindi il 30 giungo di ogni anno da oltre 10 anni si assiste alla stesa storia, ovvero i vongolari del Compatimento di Ancona rimangono inermi in attesa di conoscere quale sia l’intenzione della Regione Marche.
L’unica cosa certa è che l’amministrazione regionale si limita a concedere in continuazione una deroga senza adottare soluzioni concrete ne fornire proposte agli operatori.
I vongolari del Compatimento di Ancona sperano che almeno quest’anno si interrompa la condizione descritta e si stabilisca l’unica condizione di diritto possibile, ovvero che ogni vongolara peschi nel compartimento di iscrizione, come prevede la normativa vigente.

Slow Food, muove una campagna diffamatoria a danno delle vongolare del Co.Ge.Vo. Ancona

Slow Food, muove una campagna diffamatoria a danno delle vongolare del Co.Ge.Vo. Ancona

Ancona: Da qualche giorno ribalza su diverse testate giornalistiche una notizia allarmante secondo la quale il “mosciolo” di Portonovo rischia di essere “soffocato” dalla sabbia delle vongolare. Le pesanti accuse sono mosse da Slow Food di Ancona e Conero.
Come di consueto, il lavoro dei nostri associati è oggetto di continui attacchi indiscriminati ed unilaterali perpetrati senza un opportuno contradditorio, in ogni occasione la “vongolara” sembra responsabile dell’estinzione di qualche organismo marino.
Come sempre siamo costretti a leggere notizie assurde sui giornali, tuttavia, dobbiamo rilevare, come di consueto, nessuno si sia preoccupato di contattare il consorzio per sollevare direttamente alcuna problematica.
È molto più facile, evidentemente, cercare visibilità con il sensazionalismo sui giornali rivolgendosi all’opinione pubblica, piuttosto che cercare un proficuo e costruttivo confronto. Nelle sedi opportune, infatti, avremo chiesto contezza di quanto in maniera confusa e paradossale viene riportato dai giornali e, soprattutto, avremmo smontato ogni accusa.”
Il consorzio deve tutelare l’integrità dei propri associati che svolgono il proprio lavoro rispettando le regole sempre più restrittive, spesso anche imponendosi volontariamente adempimenti ulteriori. Basti pensare che il nostro Consorzio è l’unico ad aver adottato in maniera volontaria l’e-logboog (il giornale di pesca elettronico da anni già obbligatorio per altre categorie di pesca), inoltre, siamo impegnati in progetti finalizzati al controllo ed alla riduzione dell’impatto della nostra attività sulla pesca. Abbiamo addirittura un biologo marino che svolge per noi il ruolo di responsabile scientifico. Valuteremo, insomma, le azioni e le sedi opportune per tutelare la nostra reputazione.
“Ho avuto modo di leggere i vari articoli che in questi giorni sono stati pubblicati su varie testate giornalistiche sia on-line, sia sulla carta stampata – continua il Dott. Matteo De Carlo responsabile scientifico del Co.Ge.Vo. Ancona – e francamente mi sento in dovere di sollevare alcune obiezioni.”
Premetto che non entro nel merito dell’abbondanza o meno della risorsa Mitilus galloprovincialis commercializzato come “Mosciolo di Portonovo” tuttavia è innegabile che la contingente situazione climatica che ha influenzato il litorale con un innalzamento delle temperature ed uno scarso apporto di acqua dolce ha sicuramente condizionato la crescita di molti organismi marini bentonici litorali.
Se tuttavia fosse vero che il “mosciolo di Portonovo” ha difficolta nella riproduzione e nella crescita, in ogni modo, prima di cercare colpevoli, probabilmente mi chiederei se il sistema di gestione dei banchi naturali di mitili sia corretto o meno.
Vorrei, infatti, ricordare che il Mitilus galloprovincialis è uno dei pochi organismi marini che ben si presta all’attività di molluschicoltura tanto che gli esemplari allevati crescono in maniera completamente naturale ovvero senza apporto di alimenti o farmaci e sono soggetti pressoché agli stessi fenomeni naturali dei mitili che crescono adesi agli scogli nei banchi naturali come appunto il “mosciolo di Portonovo”.
In qualità di biologo marino seguo da molti anni il settore dell’allevamento dei mitili nella regione Marche e ho all’attivo la progettazione di numerosi impianti ho, quindi, potuto notare è che negli ultimi periodi si è assistito ad uno spostamento nel tempo delle fasi crescita.
Ciò premesso apprendo dagli articoli di giornale di una confusa strategia accusatoria rivolta verso il mestiere dei vongolari del compartimento di Ancona, secondo la quale le vongolare siano responsabili di “danneggiare la crescita e la riproduzione” del mosciolo di Portonovo.
Quando si procede nel proferire un certo tenore di accuse sarebbe opportuno che le stesse siano supportate da dati incontrovertibili e non frutto di “teorie” casalinghe, soprattutto se le stesse vengono poi pubblicizzate con tanta violenza mediatica.
Ritengo necessario precisare alcuni elementi essenziali del mestiere della pesca delle vongole (Chamelea gallina) al fine di contestare le informazioni erroneamente riportate.
In primo luogo bisogna premettere che le vongolare del Compartimento di Ancona negli ultimi anni hanno esercitato la loro attività in aree decisamente distanti da quella di interesse del “mosciolo di Portonovo”. Circostanza facilmente dimostrabile poiché ogni vongolara dal 2016 è dottata di un sistema GPS o AIS i cui dati di posizionamento geografico sono registrati in tempo reale, ma soprattutto, vorrei ricordare come la pesca delle vongole è proibita all’interno delle 0,3 Mn.
Già questa considerazione sarebbe sufficiente a smentire le affermazioni riportate negli articoli, tuttavia, ritengo opportuno approfondire ulteriori aspetti che possono sconfessare le accuse professate.
A discapito del nome la “turbosoffiante” non è in grado di sollevare chissà quali quantità di sabbia e fango, come si vuole far intendere negli articoli, nei quali per altro non si spiega effettivamente quale sia il nesso causale tra pesca delle vongole e eventuale moria dei mitili nei banchi naturali.
La vongolara, infatti, tramite un getto di aria e acqua a bassa pressione (1-1,5 atm) tende a risospendere una parte superficiale di sedimento marino in un ambito locale che interessa uno strato limitato della colonna d’acqua.
È facilmente comprensibile che l’attività descritta non può in alcun modo nuocere ai banchi naturali di mitili, soprattutto, se tali non sono nemmeno posti nelle vicinanze delle zone di pesca.
Potrei quindi attingere ad una nutrita bibliografia scientifica afferente a prestigiosi istituti di ricerca nazionali ed esteri che sicuramente in maniera più autorevole di me hanno trattato il tema in questione sconfessando gli assunti riportati in questi giorni dalla stampa, ma sicuramente ci saranno occasioni e sedi più appropriate.
Vorrei però concludere ricordando come l’attività esercitata dalle vongolare contribuisce alla risospesine della materia organica depositata sul fondale marino e come tale processo aiuti alla distribuzione dei nutrienti a livelli trofici superiori e di conseguenza, indirettamente anche a beneficio delle altre comunità bentoniche poste in prossimità delle aree di pesca”.
“Le accuse sono a dir poco temerarie e sperò di avere occasione per analizzare i dati posti alla base della loro formulazione e soprattutto di conoscere chi ne ha curato la raccolta e la rielaborazione. Normalmente è così che si dovrebbe procedere.”
Riportiamo in calce all’articolo alcuni dei link alle testate giornalistiche che hanno diffuso le notizie false e tendenziose:
https://www.corriereadriatico.it/ancona/ancona_mosciolo_portonovo_adesso_rischio_sabbia_vongolare_soffocano_ultime_notizie-7311697.html
https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/dal_mare/2023/03/25/slow-food-a-rischio-mosciolo-selvatico-di-portonovo_69ef5149-73b8-4fb1-9900-c0b97ab46ee9.html

Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura (FEAMPA)

Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura (FEAMPA)

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. L 247 del 13 luglio 2021 è stato pubblicato il Regolamento UE n.2021/1139 del 07.07.2021 con il quale viene istituito il FEAMPA (Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura), nuovo strumento finanziario di sostegno del settore pesca e acquacoltura per il periodo di programmazione 2021-2027.
Il 3.11.2022 è stato approvato il programma “Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura – Programma per l’Italia” ai fini del sostegno del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura in Italia per il periodo dal 10 gennaio 2021 al 31 dicembre 2027, presentato in versione definitiva il 19 ottobre 2022.
Il contributo totale dell’Unione a titolo del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura al programma è fissato a 518.216.830 € suddiviso come indicato:

Anno Dotazione finanziaria (€)
2021 € 0,00
2022 € 100.512.843,00
2023 € 97.169.058,00
2024 € 93.716.072,00
2025 € 84.906.095,00
2026 € 70.402.853,00
2027 € 71.509.909,00
Totale €518 216 830,00

Nel mese di marzo 2023 è stato istituito il comitato di sorveglianza per il programma nazionale FEAMPA 2021-2027, adottato con decisione di esecuzione C (2022) 8023 final della Commissione, del 3 novembre 2022, conformemente alle disposizioni comunitarie. Il comitato di sorveglianza è presieduto dal direttore generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste o, in sua assenza, dal capo dell’unità esecutiva PEMAC IV.
Il processo di attuazione delle misure è quindi avviato e si auspica che nei prossimi mesi potranno essere pubblicati i primi bandi disponibili per le imprese di pesca.
Il Co.Ge.Vo. Ancona vigilerà sul progresso dei lavori ministeriali al fine di fornire pronte informazioni ai propri associati ed alle imprese afferenti alla propria filiera di interesse e nel contempo si invitano tutti gli interessati a contattare l’amministrazione del consorzio per valutare preventivamente la fattibilità di eventuali idee imprenditoriali potenzialmente finanziabili.

Fleet-Manager: Il primo gestionale per aree di pesca

Fleet-Manager: Il primo gestionale per aree di pesca

Il software Fleet-Manager rappresenta il primo sistema di gestione per attività di pesca. Il software, Infatti, è stato studiato appositamente per eseguire le principali attività di raccolta e gestione dati finalizzati all’implementazione ed attuazione di strategie di gestione della pesca professionale.
Il sistema è particolarmente adatto per consorzi di gestione, cooperative di pesca ed organizzazioni di produttori (OP), in quanto, inoltre, permette la completa attuazione dei principali adempimenti di legge dedicati alle imprese di pesca.
Il sistema, inoltre, è completamente scalabile ed adattabile a specifiche esigenze. Nel caso di specie, per esempio, il sistema è stato adattato alle specifiche esigenze di utilizzo del Co.Ge.Vo. Ancona e pertanto permette la predisposizione dei rapporti che periodicamente devono essere archiviati da parte del consorzio ed inoltrati al ministero competente, con particolare riguardo a:

  • Dichiarazione statistica (Allegato A – D.M. 22 dicembre 2000)
  • Dichiarazione statistica (Allegato B – D.M. 22 dicembre 2000)

Nello specifico “Fleet Manager” è un software gestionale specificatamente dedicato ai Consorzi di gestione della pesca ed alle organizzazioni di Produttori (OP), permettendo la gestione dei principali flussi di informazione relativi alla produzione ed alla tracciabilità del prodotto dalla pesca sino al momento dello sbarco, nonché alla gestione dei sigilli apposti sulle partite (sacchi) prima di essere avviate alla commercializzazione.
Il software, in particolare, permette la gestione delle imprese di pesca in contesti ove sono applicate specifiche restrizioni e regolamentazioni, generalmente introdotte con l’adozione di piani di gestione, quali ad esempio l’imposizione della quota giornaliera.
Il software è accessibile da ogni dispositivo connesso ad internet e dotato di qualsiasi sistema operativo (Windows, Linux, Ios, Android).
In alternativa può essere utilizzata l’apposita applicazione disponibile per dispositivi mobili, che nel caso di specie sarà installata sul dispositivo assegnato agli utenti (tablet).
Il software prevede l’accesso agli utenti in maniera riservata, poiché a seconda del ruolo, ogni utente possiederà una password ed una username, che gli consentirà l’accesso a specifiche aree riservate a seconda dei permessi assegnati.