Ancona: Da qualche giorno ribalza su diverse testate giornalistiche una notizia allarmante secondo la quale il “mosciolo” di Portonovo rischia di essere “soffocato” dalla sabbia delle vongolare. Le pesanti accuse sono mosse da Slow Food di Ancona e Conero.
Come di consueto, il lavoro dei nostri associati è oggetto di continui attacchi indiscriminati ed unilaterali perpetrati senza un opportuno contradditorio, in ogni occasione la “vongolara” sembra responsabile dell’estinzione di qualche organismo marino.
Come sempre siamo costretti a leggere notizie assurde sui giornali, tuttavia, dobbiamo rilevare, come di consueto, nessuno si sia preoccupato di contattare il consorzio per sollevare direttamente alcuna problematica.
È molto più facile, evidentemente, cercare visibilità con il sensazionalismo sui giornali rivolgendosi all’opinione pubblica, piuttosto che cercare un proficuo e costruttivo confronto. Nelle sedi opportune, infatti, avremo chiesto contezza di quanto in maniera confusa e paradossale viene riportato dai giornali e, soprattutto, avremmo smontato ogni accusa.”
Il consorzio deve tutelare l’integrità dei propri associati che svolgono il proprio lavoro rispettando le regole sempre più restrittive, spesso anche imponendosi volontariamente adempimenti ulteriori. Basti pensare che il nostro Consorzio è l’unico ad aver adottato in maniera volontaria l’e-logboog (il giornale di pesca elettronico da anni già obbligatorio per altre categorie di pesca), inoltre, siamo impegnati in progetti finalizzati al controllo ed alla riduzione dell’impatto della nostra attività sulla pesca. Abbiamo addirittura un biologo marino che svolge per noi il ruolo di responsabile scientifico. Valuteremo, insomma, le azioni e le sedi opportune per tutelare la nostra reputazione.
“Ho avuto modo di leggere i vari articoli che in questi giorni sono stati pubblicati su varie testate giornalistiche sia on-line, sia sulla carta stampata – continua il Dott. Matteo De Carlo responsabile scientifico del Co.Ge.Vo. Ancona – e francamente mi sento in dovere di sollevare alcune obiezioni.”
Premetto che non entro nel merito dell’abbondanza o meno della risorsa Mitilus galloprovincialis commercializzato come “Mosciolo di Portonovo” tuttavia è innegabile che la contingente situazione climatica che ha influenzato il litorale con un innalzamento delle temperature ed uno scarso apporto di acqua dolce ha sicuramente condizionato la crescita di molti organismi marini bentonici litorali.
Se tuttavia fosse vero che il “mosciolo di Portonovo” ha difficolta nella riproduzione e nella crescita, in ogni modo, prima di cercare colpevoli, probabilmente mi chiederei se il sistema di gestione dei banchi naturali di mitili sia corretto o meno.
Vorrei, infatti, ricordare che il Mitilus galloprovincialis è uno dei pochi organismi marini che ben si presta all’attività di molluschicoltura tanto che gli esemplari allevati crescono in maniera completamente naturale ovvero senza apporto di alimenti o farmaci e sono soggetti pressoché agli stessi fenomeni naturali dei mitili che crescono adesi agli scogli nei banchi naturali come appunto il “mosciolo di Portonovo”.
In qualità di biologo marino seguo da molti anni il settore dell’allevamento dei mitili nella regione Marche e ho all’attivo la progettazione di numerosi impianti ho, quindi, potuto notare è che negli ultimi periodi si è assistito ad uno spostamento nel tempo delle fasi crescita.
Ciò premesso apprendo dagli articoli di giornale di una confusa strategia accusatoria rivolta verso il mestiere dei vongolari del compartimento di Ancona, secondo la quale le vongolare siano responsabili di “danneggiare la crescita e la riproduzione” del mosciolo di Portonovo.
Quando si procede nel proferire un certo tenore di accuse sarebbe opportuno che le stesse siano supportate da dati incontrovertibili e non frutto di “teorie” casalinghe, soprattutto se le stesse vengono poi pubblicizzate con tanta violenza mediatica.
Ritengo necessario precisare alcuni elementi essenziali del mestiere della pesca delle vongole (Chamelea gallina) al fine di contestare le informazioni erroneamente riportate.
In primo luogo bisogna premettere che le vongolare del Compartimento di Ancona negli ultimi anni hanno esercitato la loro attività in aree decisamente distanti da quella di interesse del “mosciolo di Portonovo”. Circostanza facilmente dimostrabile poiché ogni vongolara dal 2016 è dottata di un sistema GPS o AIS i cui dati di posizionamento geografico sono registrati in tempo reale, ma soprattutto, vorrei ricordare come la pesca delle vongole è proibita all’interno delle 0,3 Mn.
Già questa considerazione sarebbe sufficiente a smentire le affermazioni riportate negli articoli, tuttavia, ritengo opportuno approfondire ulteriori aspetti che possono sconfessare le accuse professate.
A discapito del nome la “turbosoffiante” non è in grado di sollevare chissà quali quantità di sabbia e fango, come si vuole far intendere negli articoli, nei quali per altro non si spiega effettivamente quale sia il nesso causale tra pesca delle vongole e eventuale moria dei mitili nei banchi naturali.
La vongolara, infatti, tramite un getto di aria e acqua a bassa pressione (1-1,5 atm) tende a risospendere una parte superficiale di sedimento marino in un ambito locale che interessa uno strato limitato della colonna d’acqua.
È facilmente comprensibile che l’attività descritta non può in alcun modo nuocere ai banchi naturali di mitili, soprattutto, se tali non sono nemmeno posti nelle vicinanze delle zone di pesca.
Potrei quindi attingere ad una nutrita bibliografia scientifica afferente a prestigiosi istituti di ricerca nazionali ed esteri che sicuramente in maniera più autorevole di me hanno trattato il tema in questione sconfessando gli assunti riportati in questi giorni dalla stampa, ma sicuramente ci saranno occasioni e sedi più appropriate.
Vorrei però concludere ricordando come l’attività esercitata dalle vongolare contribuisce alla risospesine della materia organica depositata sul fondale marino e come tale processo aiuti alla distribuzione dei nutrienti a livelli trofici superiori e di conseguenza, indirettamente anche a beneficio delle altre comunità bentoniche poste in prossimità delle aree di pesca”.
“Le accuse sono a dir poco temerarie e sperò di avere occasione per analizzare i dati posti alla base della loro formulazione e soprattutto di conoscere chi ne ha curato la raccolta e la rielaborazione. Normalmente è così che si dovrebbe procedere.”
Riportiamo in calce all’articolo alcuni dei link alle testate giornalistiche che hanno diffuso le notizie false e tendenziose:
https://www.corriereadriatico.it/ancona/ancona_mosciolo_portonovo_adesso_rischio_sabbia_vongolare_soffocano_ultime_notizie-7311697.html
https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/dal_mare/2023/03/25/slow-food-a-rischio-mosciolo-selvatico-di-portonovo_69ef5149-73b8-4fb1-9900-c0b97ab46ee9.html